The time is out of joint

Il nuovo allestimento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma, ha suscitato, nell’iroso clima contemporaneo, discussioni e dimissioni, entusiasmo e adesioni. Questo è già qualcosa, può distrarre dall’ossessione referendum e ci fa ragionare sul rapporto con il passato, che non è detto sia solo e sempre temporale.

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Cristiana Collu, nuova direttrice (fra i venti direttori di museo ad autonomia speciale) ha scelto di scardinare la classica sequenza cronologica del percorso espositivo, per privilegiare altre possibili relazioni fra le opere e, quindi, fra i loro autori. Il titolo shakespeariano evoca proprio lo scardinamento che destruttura il tempo ma ci da la possibilità di cogliere l’attrazione fra significati e modi espressivi che la collocazione spazio-temporale, inesorabilmente allontana e rende estranei all’occhio. È una scelta possibile, né unica né definitiva, e certamente cade in un momento di crisi della cultura storica e di diffusa incapacità di lettura del contesto storico.

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Il passato come unica grande epoca, un multistrato piatto e compresso, è l’incubo di chi lavora per costruire la condivisione della nostra eredità culturale, tuttavia credo che il recupero della capacità di contestualizzare, se avverrà, avrà bisogno di altri luoghi, modi, linguaggi e sensibilità, una galleria d’arte moderna ha bisogno certamente di solide conoscenze storico-artistiche (e non solo), ma insieme di sperimentare, suscitare attenzione e sentimenti, e poi, a latere, ristrutturare il tempo offrendo strumenti di lettura temporale. Le due dimensioni non sono in alternativa, forse non ce ne siamo accorti, ma la logica aristotelica dicotomica e oppositiva non è l’unica lente con cui mettere a fuoco le cose.

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