Il Pantheon e l’identità degli Italiani

L’idea di far pagare il biglietto per la visita al Pantheon è stata immediatamente risucchiata dal “dibattito” sempre in agguato su gratuità e pagamento, e in generale sul rapporto fra economia e gestione da una parte ed eredità culturale dall’altra. Il tema è stato senza dubbio cruciale  nella difesa dal fondamentalismo neoliberista, ma il modo in cui lo si affronta e  le logiche sono sempre oppositive, diacroniche e gerarchiche, e durano così dagli anni Ottanta, da quando l’infelice attuazione dei “giacimenti culturali” (1986) pose pessime basi per un rapporto che è invece ineludibile, fra due dimensioni costitutive della vita destinate a interagire: l’economia e la cultura. Certo l’ideologia conta e separa, ma nel pieno di un inquietante XXI secolo si potrebbe guardare  in modo diverso, adeguato al carattere rizomatico del pensiero e della cultura digitale. Siamo sicuri che il pagamento del biglietto influisca negativamente sul  riconoscimento identitario del Pantheon da parte degli italiani? C’è questo riconoscimento? Quali italiani? L’identità non è un concetto da maneggiare con molta cura? E i turisti che pagano ovunque anche per entrare nella Cattedrale di Anversa? Nutrendo anch’io, come molti, fondate preoccupazioni sulla deriva economicista e banalmente gestionale dei beni culturali, in atto da decenni, preferirei che questi temi non pagassero il prezzo di un dibattito sempre uguale fra sordi, di una denuncia anche appassionata che però non dà strumenti a chi opera in situazioni complesse ed economicamente disastrose. Insomma farei pagare il biglietto per visitare il Pantheon, certa che che le genti di Roma (il plurale è d’obbligo)  che ci passano  davanti senza guardarlo non soffrirebbero  di nessuna privazione e semmai chi fosse motivato a visitarlo, pagherebbe il biglietto. Si può introdurre una giornata gratuita, sconti per famiglie e altre facilitazioni, ma il problema vero è appunto la motivazione, il rapporto delle persone con il passato: come suscitare riconoscimento e attenzione verso i monumenti, come trasmettere la vitalità di una costruzione che è tuttora un modello di sapienza/esperienza architettonica ed edile.