Focus

La vera sfida del XXI secolo è imparare a ricostruire il passato nello spazio della rete senza ridurlo a brandelli, rintracciando una trama che lo renda comprensibile e i punti di contatto in cui i contenuti culturali diventino patrimonio condiviso.

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Focus è uno spazio di accoglienza e di approfondimento, un luogo dove condividere le riflessioni sul rapporto con l’eredità culturale e sul suo impatto nella contemporaneità. Focus significa fermarsi a inquadrare qualcosa che si vorrebbe cogliere e raccontare nella sua inevitabile complessità.

Tutti la vogliono ma…

Tutti la vogliono ma…

La reazione di Pietro Calamandrei, ricordata in un articolo di Antonio Capitano ( “Il Ponte”, 72 (2016), n. 3), nel ritrovare la Madonna del Parto di Piero della Francesca triste e spaesata in un anonimo edificio ex scolastico di Montevarchi, fuori del contesto cui apparteneva: la cappelletta del cimitero immerso nella campagna toscana, dove costituiva un unicum con le mura e il paesaggio. Mi sono riconosciuta nella reazione di Calamandrei, che è poi quella dell’autore, nello sconforto che ci assale quando capiamo che il passato è sepolto sotto tanti strati di burocrazie, tecnicalità e conflitti, cui neanche un capolavoro universale come la Madonna del Parto riesce a sfuggire. Tutti lo reclamano per sé ma ignorano di fatto il carico di i significati di cui “il bene culturale” è impregnato e che fanno parte integrante del modo in cui possiamo godere l’affresco. Se si vuole conservare la Madonna nel paese in cui è nata (ed è la scelta più coerente per un bene relazionale), allora bisognerà dimostrare di meritarla, perché l’intera collettività è la legittima erede del patrimonio storico ed ha il diritto di conoscerlo con tutto il suo potenzialità di significati.

The time is out of joint

Il nuovo allestimento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma, ha suscitato, nell’iroso clima contemporaneo, discussioni e dimissioni, entusiasmo e adesioni. Questo è già qualcosa, può distrarre dall’ossessione referendum e ci fa ragionare sul rapporto con il passato, che non è detto sia solo e sempre temporale.

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Cristiana Collu, nuova direttrice (fra i venti direttori di museo ad autonomia speciale) ha scelto di scardinare la classica sequenza cronologica del percorso espositivo, per privilegiare altre possibili relazioni fra le opere e, quindi, fra i loro autori. Il titolo shakespeariano evoca proprio lo scardinamento che destruttura il tempo ma ci da la possibilità di cogliere l’attrazione fra significati e modi espressivi che la collocazione spazio-temporale, inesorabilmente allontana e rende estranei all’occhio. È una scelta possibile, né unica né definitiva, e certamente cade in un momento di crisi della cultura storica e di diffusa incapacità di lettura del contesto storico.

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Il passato come unica grande epoca, un multistrato piatto e compresso, è l’incubo di chi lavora per costruire la condivisione della nostra eredità culturale, tuttavia credo che il recupero della capacità di contestualizzare, se avverrà, avrà bisogno di altri luoghi, modi, linguaggi e sensibilità, una galleria d’arte moderna ha bisogno certamente di solide conoscenze storico-artistiche (e non solo), ma insieme di sperimentare, suscitare attenzione e sentimenti, e poi, a latere, ristrutturare il tempo offrendo strumenti di lettura temporale. Le due dimensioni non sono in alternativa, forse non ce ne siamo accorti, ma la logica aristotelica dicotomica e oppositiva non è l’unica lente con cui mettere a fuoco le cose.